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Che si tratti di costruire ex novo o di intervenire su manufatti già esistenti, l’atto progettuale trova comunque il suo esito finale nella restituzione alla realtà di una forma di vita nuova. Ci si trova ad assumersi la responsabilità di interferire più o meno blandamente con la vita quotidiana di chi in quell’organismo si troverà a vivere o lavorare, o anche semplicemente di chi tutti i giorni si troverà a scorgerlo distrattamente dai finestrini di un auto o passeggiando sovrappensiero.

 

L’intervento in questione si colloca in una zona appena fuori il centro cittadino di Cesena, una sorta di area suburbana attraversata dalla frequentatissima via Emilia. Protagonista è una villa con parco perfettamente visibile dal noto asse stradale: un nuovo momento di riflessione sulle infinite possibilità che si celano dietro una realtà affermata ma che deve essere modificata.

In questo caso, il perno delle richieste della committenza sta nella necessità di riorganizzare gli spazi interni del fabbricato, non essendo prevista dalla normativa la possibilità di aumentare in alcun modo la volumetria dello stato di fatto. Non si tratta solo di rispondere nel più funzionale dei modi all’esigenza di sdoppiare un’unica unità abitativa in due unità distinte: la “missione”o meglio la “sfida” che si cela dietro richieste di carattere prettamente pratico sta nella restituzione a nuova vita di un’organismo edilizio schiacciato dal peso della mediocrità.

Al di là della nuova organizzazione spaziale, attenta a garantire funzionalità e reciproca autonomia alle due nuove unità abitative, l’edificio si illumina di una identità nuova. Il suo aspetto muta radicalmente: ogni momento ideativo, ogni trasformazione viene affrontata all’insegna di una vera e propria rinascita, di un proporsi alla realtà completamente nuovo.

La demolizione delle “zavorre edilizie” che si sono aggregate all’organismo originale senza alcun tentativo di integrazione armonica, comincia a regalare all’intero sistema maggior respiro e leggerezza: all’insegna della massima pulizia estetica il pensiero progettuale tende alla ridefinizione del volume originale. Procedendo parallelamente alla riorganizzazione delle abitazioni, l’involucro esterno, che mantiene inalterato l’originario faccia a vista, fa proprio un linguaggio nuovo, fortemente identificativo e soprattutto in grado di omogeneizzare i caratteri dei quattro fronti del fabbricato. Protagonisti indiscussi nella definizione della nuova identità dei prospetti sono i grandi scuroni scorrevoli in doghe di legno: interamente a loro spetta il compito di ridefinire una grafica unitaria, riconoscibilie,accattivante.

Il nuovo linguaggio regala nuova dignità ed eleganza ad un edificio in prima linea lungo uno degli assi più frequentati della città.

 

Il nuovo box auto, realizzato per rispondere alla necessità di garantire una postazione auto alla seconda abitazione, si propone come un oggetto autonomo, identificato da un proprio linguaggio e da un proprio appeal (struttura in acciaio e pareti vetrate): un oggetto che incuriosisce, che cattura l’attenzione e che rivela tutto il suo carattere al calare del sole, esaltato da un’accurata disposizione dell’illuminazione artificiale.

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